Il Parassita dell'Anima

Mi avevano seguito, c’era un’ombra dietro di me.

Non sapevo quale sorpresa mi attendesse, ma bisognava fare qualcosa.

Mentre il cuore mi batteva a mille, presi coraggio, strinsi i pugni più che potevo, mi girai alla velocità della luce e…niente; era solo lui.

Ancora lui, il mio demone personale.

Mi guardava col suo solito ghigno e con quello sguardo vuoto, che ogni volta mi faceva gelare il sangue. Quello sguardo di chi sa tutto di te e quindi può giudicarti nel peggiore dei modi, facendoti sentire l’essere più sbagliato e perverso del pianeta.

Questo magnifico compagno di viaggio era merito del governo mondiale, che a partire dagli anni ‘50 aveva inventato e introdotto un nuovo strumento di controllo di massa, che noi di Neo Tokyo chiamavamo “Il parassita dell’anima”.

Attraverso un microchip nanotecnologico inserito nel cranio al momento della nascita, ogni essere umano si ritrovava a convivere per tutta la vita con una sorta di demone personale, che ogni giorno e ogni notte, ininterrottamente, sussurrava direttamente nell’orecchio del suo padrone frasi demotivanti, allo scopo di eliminare alla radice ogni ambizione, sogno o desiderio di realizzazione, trasformandoci in perfetti zombie, monumenti “viventi” alla rassegnazione. Ormai non si trattava più di non riuscire a realizzare i propri sogni, ma di eliminare direttamente l’immaginazione e la speranza dallo spettro delle emozioni umane.

Ho visto con i miei occhi i nastri trasportatori degli ospedali civili e militari portare i neonati nell’area di innesto, inserire il micro-chip nel piccolo cranio tramite braccia meccaniche incredibilmente precise e poi passare al successivo. Intera durata dell’operazione: 3,3 secondi.

Ovviamente non si trattava di un vero e proprio demone, ma di una sorta di ologramma proiettato direttamente dentro la nostra testa, ma questo non lo rendeva meno reale o meno convincente, anzi.

Questo fottuto parassita ce l’avevo anche io e non perdeva occasione per ricordarmi che ero un po vecchio per farcela con la musica, che non avevo futuro, che avevo già fallito una volta e che il mio destino era vivere e morire solo, possibilmente soffrendo il più possibile. Quando avevo sbattuto la testa la prima volta infatti, i medici dell’ospedale si erano accorti dell’assenza del chip nella mia testa e avevano subito rimediato. E nemmeno Neo Tokyo era in grado di rimuovermelo, quindi eccomi qui, a condividere queste sfighe terrestri insieme a tutti voi.

Il mio CIA friend mi guardò sospettoso, ma lo rassicurai subito: <<Lo so lo so, non ne sai niente…infatti non è il vostro governo ad averceli messi, è il VERO governo del pianeta. Voi siete solo i loro maggiordomi>>