Io non sono razzista ma...

<<Gli Yukiniani sono una razza stronza.

Voi terrestri state ancora a discutere di razzismo e cazzate di questo tipo, quando non avete idee che le vere razze sono altre, e i problemi sono ben peggiori. Lo sapevi che il pianeta Terra è stato visitato nel corso dei secoli da almeno 10.000 razze aliene diverse? Ah questo lo sapevi eh? Bene dai, un sacchetto in meno da riempire allora...>>

La mia prima visita del 2017 fu proprio a una Yukiniana, di nome Kin. Apparentemente una bambina innocente, in realtà una vecchia di 135 anni, nonché una delle aliene più stronze dell’universo. Comodamente seduta a capo di una multinazionale potentissima, questa finta bambina aveva il potere di decidere quali artisti avrebbero fatto i soldi e dominato le classifiche mondiali, e quali invece sarebbero restati nell’ombra a mangiare cibo per cani per tutta la vita.

Kin aveva una pelle bianchissima, che ogni 10 anni cambiava…un po come i serpenti, i rettiliani, e altri brutti ceffi.

Il suo “segreto di bellezza” per riuscire a mantenere questa pelle cosi bianca, era fare un bagno nel sangue ogni notte; sangue che non ho mai capito di che animale fosse, e forse è meglio cosi (anche perché non sono proprio sicurissimo che si trattasse di sangue animale).

In ogni caso, oltre allo sbiancamento epidermico, Kin aveva anche una seconda passione, molto più grande dei bagnetti rossi: i soldi. Sebbene il suo lavoro fosse quello di selezionare artisti dalla mattina alla sera, l’arte sembrava non interessarle minimamente: l’unica cosa che faceva battere quel cuoricino perfido erano i soldi, o come li chiamava lei, “Okané”.

Mi presentai da lei per chiederle di arrendersi con le buone, in vista della guerra che stava per iniziare e che non sarebbe stata per niente simpatica. Ma davanti ai miei discorsi sull’arte e sull’autoespressione, la sua risposta furono 3 minuti di risate di cuore, che oltre a farmi sentire ridicolo, mi ricordarono tutte le volte che ero stato preso in giro a scuola o in altre situazioni.

“Voi di Neo Tokyo non imparerete mai ahahahha! Alla gente non importa nulla dell’arte!”

Effettivamente, dando un’occhiata alla tv, non aveva proprio tutti i torti…

Mentre la sua schiava del pianeta K87ZX mi fissava incuriosita coi suoi occhi da rettile e i resti di un ratto sul piatto, una domanda a cui non avevo mai pensato si fece spazio nella mia testa mascherata: qual è il prezzo per realizzare i nostri sogni? Quanto siamo disposti a pagare per realizzarli?

La risposta non tardò ad arrivare…

“Tutti i tuoi soldi non basterebbero, Kin. Siamo disposti a tutto, la resa è inconcepibile per noi. Essere un “Alieno” significa anche questo. Non è un hobby, è il nostro Ikigai, è ciò che ci fa battere il cuore. Perdere i nostri sogni significherebbe perdere la nostra umanità.”

Non ressi il secondo turno di risate e decisi di andarmene via per due motivi: il primo era che c’era una guerra da preparare; il secondo era che non sopportavo più il mix di voce stridula da bambina e voce rauca da vecchia che caratterizzavano la sua voce e le sue risate.

Abbandonai quel luogo maledetto e mi infilai nelle strade nebbiose della fredda Milano, pensando a quanto pesta questa vita e a quanto dobbiamo diventare bravi noi a incassare: cerchiamo di restare in piedi, di realizzare i nostri sogni, ma ogni tanto è inevitabile…tutti cadiamo, piangiamo, soffriamo. La strada per realizzare i nostri sogni è fatta di colpi da assorbire e prima o poi restituire con gli interessi. Non si arriva in vetta senza soffrire.

Guardai in alto verso il cielo nero, ma non vidi stelle: le luci delle insegne luminose coprivano quei puntini lontani; il cielo era ormai illuminato dai neon. Per accendere le nostre strade avevamo oscurato il cielo, per far splendere l'apparenza avevamo perso la luce interiore. Le albe erano ormai state sostituite da schermi luminosi. Ma fa niente…io non sarei mai diventato come loro: piuttosto che diventare uno di quelli che non si accorge del tramonto per guardare dei pixel, avrei preferito la morte.

Tanto tutto finisce prima o poi, anche se all’inizio crediamo che sia per sempre. Ci chiediamo “perché?”, “doushite”, ma la risposta non arriva mai.

<<Ma non voglio mica farti piangere amico CIA, per cui passiamo alle cose salienti: mi avevano seguito…dietro di me c’era qualcuno.>>