La morte di Red Sky

La parte interessante della mia storia inizia a metà del 2017.

Certo, ero nato un po di anni prima e questo progetto aveva visto la luce già nel 2011, ma fu nel 2017 che accadde una cosa che di solito in pochi possono raccontare: la mia morte fisica.

Mentre il tizio della CIA mi guardava come fossi Gesù Cristo, continuai il mio racconto cercando di ignorarlo e sperando che riuscisse almeno a non pisciarsi addosso.

In ogni caso…

Una sera di metà 2017, mentre ero a casa a cercare di finire il disco, sentii qualcosa dentro di me, una sorta di istinto primordiale che mi portò a correre subito nel bosco dietro casa e a sedermi vicino ad un preciso albero di ciliegio. Vidi la mia pelle sbiancare, mentre le mie iridi cambiavano colore. La mia maschera divenne sempre più calda fino a prendere fuoco, e sentii la vita abbandonare il mio corpo velocemente.

Scoprii in seguito che l’atmosfera del vostro simpatico pianeta è dannosa per quelli come me, e che ogni 6 mesi avrei dovuto sottopormi ad un piccolo trattamento per evitare questi inconvenienti, ma dato che avevo perso la memoria e dimenticato le mie origini, mi ero perso anche questo piccolo dettaglio.

Da quel giorno mi feci un post-it.

Comunque, per fortuna i miei superiori vennero a prendermi e mi buttarono nella cupola di rigenerazione, e dopo un’oretta eccomi di nuovo cosciente, vivo e vegeto, ma con qualche domanda nella testa: Chi sono? Chi siete? Non ero morto? Che cazzo è successo? Sto sognando? Perché fa cosi freddo? E altre 600 domande di questo tipo…

Mentre cercavo di capirci qualcosa, la voce dell’astronave disse in una strana lingua che per altrettanti strani motivi riuscivo a capire, che eravamo giunti a destinazione. La scritta luminosa vicino ai comandi, composta di strani codici, diceva che la destinazione era NEO TOKYO. Quel giorno mi sentii più o meno come il mio amichetto dall’altra parte del tavolo: solo un po meno sudato, dato che io ero nudo e immerso nel liquido criogenico della cupola a -170 gradi.

Una volta tornato a una temperatura umana e con un look meno “Adamo ed Eva”, inaugurammo il mio ritorno a respirare facendo un giretto in questa città grossa quanto tutta l’Italia messa insieme, per sgranchirci un po le gambe e ottenere qualche spiegazione. Non era molto facile concentrarmi sulle parole del comandante, dato che sopra di noi sfrecciavano velocissimi decine di Vimana 532 e che davanti a me c’era una fottuta megalopoli composta da etnie di ogni tipo e uno sviluppo tecnologico che non riuscivo neanche a concepire, ma ci provai ugualmente.

Saltò fuori che se per 30 anni mi ero sentito totalmente fuori luogo sulla Terra un motivo c’era, e il motivo consisteva nel fatto che io ero nato a Neo Tokyo, non a Milano, e che ero stato inviato indietro nel tempo con una missione precisa, che a causa di un atterraggio non proprio perfetto, avevo dimenticato.

L’avevo sempre saputo di essere diverso, ma adesso ne avevo la prova assoluta. Non ero io ad essere sbagliato, ma l’epoca in cui mi trovavo. Mi girai verso il mio interlocutore per verificare che fosse ancora vivo…

<<Hey “amico CIA”, mi sembri un po provato…siete la Central Intelligence Agency o la Conferenza Italiana Agricoltori?>>

Essendo americano il mio amichetto non capì la battuta e risi solo io.
Mi tornò in mente la mia canzone “Non Capiscono Un Cazzo”.

<<Vabbè, come non detto. Torniamo al perché mi avevano inviato qui da voi va…>>