Le Dee Dai Capelli Di Carta

Questa volta l’atterraggio andò bene e arrivai sano e salvo. Oltre a non essermi spaccato la testa, a questo giro ero anche in compagnia di due aiutanti mica male, che tra l’altro indossavano solo un vestitino molto futuristico e dei visori R785. Mi ero dimenticato di specificare che anche noi di Neo Tokyo ci eravamo cimentati negli esperimenti genetici, solo che mentre Andromeda aveva prodotto corpi deformi e feti speculari, noi eravamo stati un po più bravi (pfff, principianti del cazzo).

Comunque, una volta atterrati, detti il mio benvenuto al pianeta Terra del 2017: “Yoroshiku!”

Purtroppo però, non passò neanche mezza giornata prima che venissero a trovarmi le due simpaticone di 2 metri: le Dee Dai Capelli Di Carta.

Il mio interrogatore interruppe un attimo la sua lavanda gastrica spontanea per chiedermi chi fossero queste dee, come per dimostrarmi che nonostante i pianeti e le epoche possano cambiare, certe passioni restano eterne e uguali per tutti i maschi dell’Universo conosciuto e non. Proiettai sul muro una loro immagine, e il mio interlocutore riprese subito l’espressione di terrore che aveva perso per un paio di secondi, spalancando occhi e bocca in un attimo. Devo dire che la cosa cominciava a divertirmi, soprattutto perché non aveva ancora visto Kin; ma andiamo per gradi…

Le Dee erano una scocciatura non da poco. Erano due aliene di un pianeta antichissimo, in grado di registrare nei loro capelli di carta i sogni e i desideri di tutti gli esseri senzienti dell’Universo. Quando qualcuno riusciva a realizzare il proprio intento, un loro capello si staccava e diventava carta per origami. Quando qualcuno invece falliva, riceveva una loro visita, e se commetteva il gravissimo errore di guardarle nei loro occhi neri senza pupilla, entro un paio d’ore finiva morto suicida.

<<E se non le guardava negli occhi?>> mi chiese il mio amico pallidino.
<<Beh…in quel caso ti conficcavano gli artigli nel collo e ti costringevano a guardarle negli occhi>>

Ma non fraintendetemi: non erano cattive, in realtà erano una sorta di manifestazione della nostra coscienza; ti premiavano con un origami se realizzavi il tuo sogno, e ti punivano se lo abbandonavi. In fondo, il loro scopo era nobile. Fatto sta che quel giorno erano venute li a scopo preventivo: volevano verificare che questa volta non avessi perso di nuovo la memoria come un coglione e che fossi all’altezza del mio compito. Mi chiesero una dimostrazione pratica…

Era ora di provare la mia nuova maschera; misi il contatore di bpm a 150 e sfoderai un extrabeat di 30 secondi che le soddisfò abbastanza; o almeno immagino, dato che sono ancora vivo.

Riassumendo: ero atterrato e avevo dimostrato di essere pronto; non restava che cominciare la mia missione. Dovevo diffondere la mia musica per diffondere il mio messaggio, ma c’era una cosa che non sapevo: non ero l’unico “ospite” su questo pianeta; in realtà eravamo in parecchi.

<<Avete Yukiniani qui nell’Area 51?>>